Il mondo soffoca l’innocenza del bambino che dovrebbe essere sempre nei nostri pensieri, quando ci rivolgiamo a Dio. Gli affanni della vita, le preoccupazioni, le paure, gli stress creano una barriera alla semplicità, quasi fosse incoscienza nei confronti delle difficoltà da superare con enormi sforzi. L’uomo sembra non essere tale se non vive nella complicazione e nella com-plessità delle situazioni, più uno è impegnato, più deve risolvere problematiche e più è immerso nella pesantezza dell’esistenza. Come si può “sentire” amore per Dio? Amore è un atto che parte dal singolo verso l’altro. Ma occorre avere due realtà “tangibili”, diversamente, come si fa ad amare l’altro che non vediamo e non sentiamo? Questa è la norma dell’uomo problematico e così gli riesce estremamente difficile capire e sentire Qualcuno con cui non si può rapportare ad armi pari, secondo i comuni schemi cui normalmente egli è abituato a gestire la sua esistenza. Dio resta Qualcosa o Qualcuno di nebuloso chiamato in causa per paura eventualmente dell’Inferno, come ci è stato insegnato. Questo ricordo è più lucido perché riferito al Dio Giudice che non quello di Amore legato al Dio misericordioso, con un cuore sensibile come quello di un padre nei confronti di un figlio.
Il digiuno. Il digiuno non ci è più molto familiare. In una società dove tutto spinge al piacere, alla vita comoda, al soddisfacimento di ogni più piccolo desiderio, il digiuno sembra un richiamo anacronistico. Eppure, se vogliamo entrare nell’ordine dello spirito, dobbiamo entrare in una misura di equilibrio anche alimentare, per cui non si esagera nella golosità. Si impara a mangiare per vivere e non vivere per mangiare. Chi mangia e beve troppo complica la vita dello spirito, in quanto esso necessita di “distacco” dall’esagerato piacere materiale. La natura rende piacevole il nutrimento del corpo. L’esagerazione nel nutrimento comporta danni più o meno gravi all’organismo, impedendo un rapporto soddisfacente con lo spirito. Il digiuno aiuto ad entrare in una dimensione di equilibrio, aiutando la persona a dominare l’istinto deviato, per effetto del peccato originale. Uno spirito, non appesantito da un corpo eccessivamente indulgente al piacere della tavola, è più facilitato nel compito di sollecitare la fedeltà ai Principi e Valori che danno un autentico senso alla nostra esistenza. Sovente invece, ci si lascia andare all’esagerazione nel bere o nel mangiare … per dimenticare, soffocando così la vitalità dello spirito.
La fede smuove le montagne Si tratta della Fede “oltre la ragione”, non contro, ma oltre dove noi abbiamo dei limiti, propri della nostra umana natura. Dio è nella dimensione dove tutto è possibile: eventi incompatibili con le leggi naturali, sia riferiti all’uomo (miracoli, come guarigioni impossibili, maternità al di fuori della legge, ecc.) che alla natura (camminare sulle acque, sedare tempeste, ecc.).E’ difficile avere Fede, perché essa va oltre le “certezze” della scienza (che necessita di prove tangibili e sicure) che è materiale e, stranamente per le menti eccelse dei ricercatori, difficilmente considera lo spirito. La nostra cultura è più attenta alla scienza che allo spirito, relegandolo quest’ultimo solo nell’ambito religioso, come se l’uomo potesse arbitrariamente ignorare la globalità della sua natura. Da qui la ragione di una poca comprensione della Fede autentica che è solo quella “che sposta le montagne”, cioè Fede dell’impossibile, in Dio che può tutto e che ha tutti gli attributi positivi e che è l’Assoluto. Noi umili creature, se ci mettiamo come strumenti nelle Sue mani, possiamo fare cose grandiose, cioè è Dio che le fa attraverso di noi, sperimentando la Verità della Fede che sposta le montagne.