Padre in Te confido. L’amante confida pienamente nell’amato. Quando si ama Dio, in Lui si confida, diversamente non si ama Dio. Per confidare in Dio, si deve partecipare della Sua vita, attraverso non solo i Sacramenti, ma anche con quell’intimità che solo si scopre nel rapporto profondo con Dio, che “sentiamo” e “viviamo” nel Silenzio Infinito della Mistica:
Amare l’Amore Infinito e dialogare con Lui nell’Ammirazione, come ci dice S. Francesco di Sales.La Mistica si esprime nella meditazione, che non può essere che quotidiana, se il nostro spirito vuole vivere, come per il corpo che se non mangiamo tutti i giorni deperisce.
La confidenza in Dio avviene con la familiarità. Non può essere altrimenti. Se non c’è familiarità fra gli esseri umani, non può esserci confidenza. La famiglia ha questo grande valore: la confidenza che nella sua pienezza può solo esprimersi in essa. Non certo nella scuola, non certo nella parrocchia, non certo nella società, non certo nel luogo di lavoro. Solo la famiglia crea un’unione che pallidamente si avvicina all’unione Trinitaria di Dio. La famiglia ricca d’amore è ricca di confidenza, non di autoritarismo o di formalismo che sono anzi la negazione dell’Amore – eppure quanto spazio hanno, e hanno avuto per sciocco orgoglio ed egoismo queste ottuse presunzioni nelle nostre brave famiglie cristiane!
La Tenerezza del Padre. Solo se diventiamo come i bambini, possiamo “sentire” la tenerezza del Padre. Per noi adulti, infatti, la tenerezza ci diventa comprensibile e familiare solo nel rapporto dei fidanzati, dei coniugi fra loro ed i figli piccoli. La figura del padre è per noi ormai lontana, è un ricordo della nostra infanzia e la tenerezza nei suoi confronti ci sembra quasi ridicolo, soprattutto dopo un’educazione dura ed autoritaria. La tenerezza la riscopriamo da nonni verso i nipotini, ma da nonni siamo ormai avanti negli anni. C’è tutto un periodo dell’età di mezzo, della maturità, che non lascia spazio a sentimenti che, inconsciamente, reputiamo deboli, perché forse così ci è stato inculcato, non avendo poi comunque avuto molta familiarità con la nostra spiritualità.
La tenerezza col Padre è tutta da scoprire, ma è tutta a nostro vantaggio. Se entriamo in questa dimensione, entriamo nella dimensione della Santità naturale, cioè nella dimensione del rapporto intimo con Dio, dove tutto si fa per fargli piacere. Dove la nostra creatività si attiva per rendere affascinante al mondo d’oggi la meraviglia del Regno di Dio. Dove noi diventiamo lievito per attrarre con passione a Dio, impegnandoci fattivamente a migliorare la società, secondo il comando di Cristo: “Andate ed ammaestrate…..
La tenerezza esprime il linguaggio dell’Amore.
Vuole essere Padre,Dio vuole essere Padre, rispettando però la nostra libertà. Noi possiamo impedirgli, se vogliamo, di esserci Padre!Qui, se vogliamo sta l’illusione della grandezza dell’uomo, fino a diventare alternativa a Dio, che si perde però nella nullità del vuoto, perchè senza Dio siamo delle nullità.Nel Vangelo, la Vite e i tralci: se i tralci non stanno uniti alla Vite, non hanno senso. La grande lezione da imparare e da vivere nei comportamenti è l’accettazione della nostra condizione di esseri meravigliosi, fatti ad immagine e somiglianza di Dio, ma che non debbono “alzare la testa” nella presunzione. Debbono invece accettare umilmente la loro condizione, vivendo nell’ARMONIA con Dio, con sé stessi e col prossimo. Armonia agevolata, se riusciamo ad entrare nell’ottica del Padre e sapendolo accettare e “lasciandoci” amare.
La nostra ribellione è la causa di tutti i mali. Pensiamo soltanto all’orgoglio di chi vuol fare di testa sua, mettendo al primo posto il suo io così distorcendo gli avvenimenti, incurante del rispetto degli altri e del bene comune. Egli raccoglierà ciò che ha seminato: rancori, invidie, cattiverie, trovandosi presto isolato da tutti. Con Dio non si scherza: prima o poi i conti debbono tornare. E’ da uomini liberi scoprire quanto prima la Paternità di Dio.
I tempi di Dio non sono i nostri Noi solitamente abbiamo fretta di ottenere un risultato, una guarigione, la soluzione di un problema. Dio ha però tempi diversi dai nostri e occorre entrare in una dimensione di paziente, fiduciosa e certa attesa. La Fede che sposta le montagne, comporta questa preparazione interiore, dove tutto viene “sconvolto”, secondo l’ottica umana, ma attiva terreno fertile per far crescere una nuova sensibilità che apre il cuore all’Infinito. Abituato alla logica del mercato, l’improvvisa crisi l’ha trovato impreparato ad un bagno di spiritualità e se la prende con tutti, il Padreterno in testa, perché non riesce a capire più nulla. C’è l’urgenza della liquidità: una reminiscenza di fede lo induce a pregare Dio “che si svegli”, ma non arriva niente e la sua fede in Dio scricchiola. Perchè si è creato un dio a sua immagine e somiglianza, una specie di “tappabuchi”. Ma questo non è il Dio del Vangelo.Il Dio del Vangelo è il Dio del Padre Nostro. Dove tutto è in un piano perfetto: cercate prima il Regno di Dio e tutto il resto vi sarà dato in soprappiù. Ecco la lezione dei tempi di Dio.
Un cuore umile Riuscire ad uscire dalla complessità della nostra “immersione” nel mondo con il compito che la società ci ha affidato o che noi ci siamo scelti. Il mondo è fatto di apparenza e superficialità. I valori del mondo sono diame-tralmente opposti ai valori di Dio e quando noi viviamo nella “rumorosità” del mondo, diventa difficile un appartarci in silenzio per prendere coscienza che noi siamo uno spirito con un corpo, un tutt’uno che deve vivere nell’armonia. Se il corpo ha il sopravvento, nell’ottica del mondo, lo spirito ne risente, causandoci sofferenza. E’ facile che ci lasciamo prendere dal corpo, perché lo sentiamo e lo nutriamo tre volte al giorno, lo spirito invece è silenzioso e forse non lo nutriamo affatto, se non di notizie futile e superficiali. Occorre forse metterci in discussione, liberandoci da tutti i condizionamenti o pregiudizi su cui abbiamo finora impostato la nostra esistenza. Così “a nudo”, spogliati di tutto, “lasciamoci andare” semplicemente alla bontà di Dio. Abbassiamo il nostro orgoglio e umilmente, da esseri sinceri e liberi, lasciamoci, nel silenzio – che è potenza perché Dio parla nel silenzio – invadere dall’Amore di Dio. Sarà come un ritornare a vivere.
Non temere spera e credi. L’atteggiamento nuovo della certezza che con Dio tutto sarà diverso. Quello che prima era complicato e difficile, con Dio diventa facile e possibile. E’ l’esperienza dell’ “abbandono”, come quella del bambino nei confronti del padre. Uomo adulto che accetta di scoprirsi figlio di un Padre meraviglioso che rende agevole il cammino, se solo ci ” accorgiamo ” di Lui,lo chiamiamo ” responsabilmente ” in causa non solo per le problematiche, ma anche per la lode e per il ringraziamento.Come il bambino fa festa al papà così noi dobbiamo dobbiamo far festa a Dio per tutte le gioie che continuamente riceviamo.E’ come il bambino che esprime il suo grazie con semplicità, così noi ringraziamo Dio per la Potenza che dimostra nei nostri confronti.Volevamo guarire da un malanno e Dio, nella Sua Potenza, ce l’ha concesso.Il ringraziamento dov’è ?Dio vuole un rapporto vivo, ricco di FIDUCIA, libero, sincero epieno d’amore.
Io stabilirò un’alleanza… Il Dio FEDELE che non delude mai!Lui ha stabilito un’alleanza con noi, con chi si mette disponibile al Suo Amore. Il vuoto dell’uomo, può essere colmato soltanto da Dio. Il mondo non comprende questa realtà e porta lontano da Dio, la materialità ci impedisce di vedere la luminosità della vita dello spirito. Il tormento interiore è il dono che Dio dà alle anime elette affinché esse scuotano di dosso il dubbio ed accettino di essere ricolmate della CERTEZZA di Dio. Non permettiamo che questo dono vada perduto. Sta solo a noi rispondere affermativamente a Dio, lasciandoci amare da Lui. Entriamo nella dimensione del SILENZIO INFINITO dove la voce di Dio diverrà chiara e la Sua potenza potrà trasformare un’esile creatura sfiduciata, in un gigante della fede.